31 ottobre 2009

Chiedete, e vi sarà dato (la parola ai lettori)

Sto passando un brutto momento personale e, malgrado ci siano molte notizie sul Brasile che meriterebbero un commento, mi manca l'energia interiore necessaria a scegliere gli argomenti, riflettere e soprattutto scrivere un testo coerente e decente.
Tuttavia, poiché mi dispiacerebbe lasciare il blog completamente inattivo, questa mattina mi è venuta un'idea bislacca che sottopongo ai miei lettori abituali e occasionali.

Voi che ogni tanto navigate fra queste pagine; voi che amate il Brasile; anche tu che capiti qui per caso perché stavi cercando informazioni su Terra Nostra o Vento di Passioni, o che su Google hai digitato qualcosa che ti ha condotto fin qui; voi che arrivate da "Americas" del Corriere della Sera o che fate clic dal blog di un amico, da facebook e da aNobii: avete qualche domanda da fare? C'è qualcosa su cui mi volete interrogare, che suscita il vostro interesse o la vostra curiosità? C'è qualche argomento che vorreste veder trattato su questo blog?
Lasciate un commento in coda a questo post e cercherò di rispondere a domande, stimoli e magari anche provocazioni.

So di correre un rischio, e cioè che nessuno risponda all'appello (o che scrivano qualcosa "i soliti noti", per amicizia più che per vero interesse).
Non me ne faccio un cruccio, in fondo si tratta solo di un esperimento senza pretese. La cosa peggiore che può capitare è che il blog resti per qualche settimana in quieto stand by, aspettando tempi migliori.

Ma se qualcuno ha qualcosa da dire, questo è il momento giusto...

14 ottobre 2009

E dopo "Terra Nostra", ecco "Vento di Passione"

Sbarca su Rai Tre "Vento di Passione", o forse dovremmo dire "Aquarela do Brasil", titolo originale di questa miniserie in 60 puntate trasmessa dalla TV Globo in terza serata da agosto a dicembre 2000.
La vicenda si svolge nel conturbato periodo della seconda guerra mondiale, dopo che il Brasile era passato da una politica filo-fascista all'alleanza con gli Stati Uniti d'America, cui avrebbe fornito acciaio per la produzione di armi in cambio della costruzione di fabbriche e centrali idroelettriche.
Non ho assistito a questo sceneggiato quindi non so dire molto di più delle informazioni reperite in rete. La protagonista è la bellissima Maria Fernanda Candido, la Paola di Terra Nostra, che interpreta Isaura Galvão, una giovane donna dell'entroterra di Rio de Janeiro che decide di dedicarsi alla canzone. Due uomini se la contenderanno: il capitano dell'esercito Hélio Aguiar (interpretato da Edson Celulari) e il pianista Mário Lopes (interpretato da Thiago Lacerda, il Matteo di Terra Nostra). Tutta la vicenda dovrebbe ruotare intorno alle vicende della Seconda Guerra, compresi la spedizione brasiliana in Italia, i drammi dell'Olocausto e la fuga in Brasile degli ebrei scampati ai campi di concentramento.
Per chi ne ha tempo e voglia, ecco un'occasione, per quanto edulcorata e semplificata, di venire a conoscenza di un periodo particolare della storia brasiliana del XX secolo.
Buona visione!

11 ottobre 2009

Il Brasile e i biocombustibili

Ieri pomeriggio ho partecipato, in veste di interprete, a un seminario sui biocarburanti a cui partecipava, fra gli altri, un esperto brasiliano, Gerlado Arcoverde. Arcoverde fa parte del coordinamento di un interessantissimo progetto finanziato dal governo italiano e promosso da un gruppo di organizzazioni fra cui il GVC di Bologna e la FETRAF (Federazione dei lavoratori in agricoltura familiare) dello stato del Minas Gerais.
Prima di parlare nello specifico della situazione brasiliana, è importante evidenziare un punto cruciale della questione, ben espresso dal titolo del seminario: "Biocarburanti o agrocarburanti? Una questione non solo di parole. Sostenibilità dei nuovi modelli energetici". Ogni volta che interpreto a un convegno, porto a casa almeno un'idea nuova, un pensiero su cui non mi ero mai soffermata prima, una nuova conoscenza che entra a far parte del mio bagaglio. Questa volta, per l'appunto, il fatto che la questione dei biocombustibili non è un problema che riguardi prima di tutto gli equilibri energetici, bensì i modelli di agricoltura attualmente vigenti nel mondo. Purtroppo ci vorrebbe troppo tempo per sviscerare il tema in questa sede, ma si tratta veramente di un concetto cruciale a cui anche noi europei dovremmo iniziare a pensare, soprattutto in considerazione del fatto che la nostra agricoltura è in crisi ormai da decenni.
Per quanto riguarda il Brasile, è fuori discussione che oggi sia uno dei principali produttori di biocombustibili al mondo; già dagli anni '70, ai tempi del famoso piano pro-alcol che vide comparire sulla scena mondiale le prime automobili mosse a etanolo, ricopre un ruolo di protagonista. Dopo una forte crisi del settore negli anni '80, oggi ha ripreso alla grande la produzione ed esportazione di etanolo per autotrazione; i motori cosiddetti "flexi", cioè a doppia alimentazione benzina/alcol, rappresentano attualmente il 92% delle nuove immatricolazioni nel paese.
Ma la produzione di etanolo è una produzione su scala industriale che dipende in buona parte degli immensi latifondi di canna da zucchero presenti soprattutto nello stato di São Paulo e nel Nordest, nella regione degli stati del Pernambuco e di Alagoas. Le condizioni dei lavoratori della canna sono fra le peggiori al mondo in termini salariali e di salubrità del lavoro, soprattutto nello sfruttatissimo e poverissimo Nordest. Inoltre, date le dimensioni dei latifondi e la disponibilità di terre disponibili, non è pensabile che il Brasile possa incrementare oltre il 50% la sua produzione di etanolo da autotrazione senza conseguenze sulla sicurezza alimentare.
La grande novità, pertanto, giunge dal biodiesel, cioè dagli olii prodotti a partire dai semi di alcune piante. Il progetto presentato da Arcoverde riguarda 3000 famiglie di agricoltori dello stato del Minas Gerais che coltiveranno piante oleaginose a questo scopo, e contemporaneamente riserveranno il 50% dei loro terreni alla coltivazione di prodotti per l'alimentazione umana. La trasformazione delle sementi in olii sarà realizzata in loco tramite un processo produttivo che recupera anche gusci e altri cascami in generale, al fine di produrre energia per alimentare l'impianto (garantendo così, anche se parzialmente, la sostenibilità energetica della struttura), fertilizzanti naturali per riporre carbonio e altre sostanze nel terreno coltivato, infine materia prima (fibre e truciolati) per la produzione di artigianato. Allo scopo di incrementare la produzione, saranno stipulate convenzioni col governo dello Stato del Minas Gerais per il recupero, a titolo di comodato gratuito, di alcune terre degradate e attualmente non utilizzate. Si tratta insomma di un progetto pilota per una nuova agricoltura familiare, sostenibile, che garantisca al tempo stesso la sicurezza alimentare della comunità in esso coinvolta, ma anche la partecipazione a processi produttivi decisamente innovativi e sostenibili dal punto di vista ambientale ed energetico.
Vale la pena di ricordare che il governo Lula ha emesso una legge che vincola la società nazionale che gestirà la produzione di biodiesel ad acquistare almeno il 30% della materia prima dai piccoli produttori familiari. Un'azione concreta del governo in favore di quel nuovo modello di agricoltura di cui parlavamo poc'anzi.
Penso di essere andata fin troppo per le lunghe con questo post, ma l'argomento è importante.
Se qualcuno fosse interessato ad approfondire, può andare a leggere questo articolo sul sito gestito dal Consolato del Brasile a Milano, oppure quest'altro articolo che approfondisce il discorso sul nuovo modello di agricoltura alla base del progetto del GVC.

02 ottobre 2009

È Rio! Al Brasile le Olimpiadi del 2016


Le agenzie hanno battuto la notizia da pochi minuti: Rio de Janeiro è stata scelta dal CIO per ospitare le Olimpiadi del 2016.
"Siamo gli unici, fra le dieci economie più grandi del mondo, a non aver mai ospitato un'Olimpiade", aveva detto il presidente Lula. "Per gli altri si tratterebbe semplicemente di un'Olimpiade in più, per noi sarà un'occasione senza pari (...). Questa candidatura non è solo nostra, ma di tutta l'America del Sud. Un continente che non ha mai ospitato un'Olimpiade. È arrivato il momento di correggere questo errore".
Una grande vittoria per Lula, quindi, per tutto il Brasile e per tutto il Sudamerica.
Il progetto presentato da Rio era il più caro fra i quattro finalisti. La previsione di spesa è di 14,42 miliardi di dollari, contro i 4,82 di Chicago, i 6,13 di Madrid e i 6,8 di Tokio.
Saranno sfruttati 19 degli spazi eretti in occasione del Panamericano del 2007, e altri 11 saranno costruiti ex-novo.
Non dimentichiamo che il Brasile insedierà, solo due anni prima della competizione olimpica, anche la Coppa del Mondo di Calcio (Brasil 2014).
Insomma, il paese salta prepotentemente agli onori della cronaca. Non si tratta solo di sport, di proiezione internazionale, di prestigio: si tratta di un giro di denaro impressionante, posti di lavoro, turisti, una sfida veramente grande che implica anche numerosi rischi, primi fra tutti la sicurezza (degli atleti e degli ospiti) e gli appalti milionari (noi italiani ne sappiamo qualcosa, siamo maestri nell'arte dell'arricchimento illecito).
Credo però che questo sia il momento della gioia. È un grande, grandissimo successo che merita di essere celebrato. Caipirinha per tutti!

video

14 settembre 2009

18 anni e non sentirli

Ogni anno in questi giorni ricordo il mio trasferimento in Brasile (vedi post di un anno fa).
Questa mattina ho messo uno "status" su facebook per commemorare il 18° anniversario del mio viaggio di andata e ho ricevuto alcuni commenti, fra cui quello dell'amico Benedetto Z. che osserva: "Io ancora non capisco come tu faccia a rimanere qui! Proprio non lo capisco!".
Condivido anche con i lettori del blog la risposta che gli ho dato:

@Ben, a un certo punto della vita bisogna decidere dove si vuole invecchiare. Io ho scelto di tornare dalla mia gente (famiglia, ma non solo) e non mi sono pentita. È come una lunga relazione amorosa che si trasforma in una grande, eterna amicizia: non c'è più spazio per la convivenza, ma una certa forma di amore rimane per sempre.

A volte mi capita di incontrare dei brasiliani che vivono in Italia e parlano malissimo del nostro paese, esaltando il loro come se fosse il paradiso in terra. Allo stesso modo, mi è capitato di incontrare italiani residenti in Brasile (o rientrati dopo un lungo periodo trascorso laggiù) che dicono peste e corna del loro paese d'adozione e dei suoi abitanti. Infine, ci sono tutti quelli che, diametralmente all'opposto di queste prime due categorie di persone, disprezzano il proprio paese ed esaltano la nazione straniera che li ospita.

Io ci ho messo qualche anno a raggiungere un equilibrio. Il paradiso in terra non esiste, così come non esiste un "popolo" migliore di un altro. Ci sono luoghi diversi e persone diverse, con le loro qualità e i loro difetti. Non è il caso di fare classifiche di merito, a chi mi parla della bellezza delle spiagge brasiliane risponderò con il patrimonio artistico italiano; a chi mi parla della scuola pubblica gratuita italiana (ancora di eccellente livello, malgrado lo scempio della Gelmini e di alcuni suoi predecessori) risponderò con la vivacità delle metodologie educative brasiliane; e così via fino a esaurimento degli argomenti, opponendo a ogni esaltazione o critica di un paese la presenza di qualcosa di equivalente nell'altro.

Amo l'Italia e amo anche il Brasile, ne conosco pregi e difetti e cerco di superare le visioni troppo superficiali e gli stereotipi che affliggono entrambi i paesi. Mi permetto solo di aggiungere che una valutazione più equilibrata si può fare solo vivendoci. Una cosa è andarci in ferie o passarci 6 mesi, un anno. Altro è viverci in pianta stabile.

No, non esiste il paradiso in terra.
Semplicemente, ciascuno fa la propria scelta in base a priorità che non possono essere misurate a partire da criteri oggettivi. L'importante è scegliere con consapevolezza e saper affrontare i pro e i contro che si presentano sempre.
Per quanto mi riguarda, mai pentita di essermi trasferita là, mai pentita di essere rientrata...

01 settembre 2009

Sta nascendo il Brasile saudita?

Laggo su Latinoamerica di Gianni Minà , copio e incollo.

STA NASCENDO IL BRASILE SAUDITA?


Gennaro Carotenuto
(01 settembre 2009)

Il Brasile sta scoprendo immensi giacimenti di petrolio. Sono così importanti che potrebbero portare il paese al quinto posto al mondo per riserve e da far slittare in secondo piano i biocombustibili che solo fino a un paio d’anni fa erano una priorità per la politica energetica nazionale. Nasce così il Brasile saudita, una nuova grande potenza petrolifera tanto che per il presidente Lula, che ne ha parlato ieri alla nazione, i risultati delle introspezioni petrolifere sono così importanti da rappresentare “un nuovo giorno dell’indipendenza nazionale” dove dovrà essere lo Stato a controllare queste risorse.
Da due anni il mare brasiliano non smette di rivelare sorprese. Al sud del paese, sotto uno spesso strato di sale che in qualche punto arriva a 2.000 metri e a 7.000 metri di profondità sotto l’Oceano, in una fascia di 800 km quadrati al largo degli stati di Espíritu Santo e Santa Catarina, si trovano giacimenti immensi. Così grandi da moltiplicare fino a sette volte le riserve brasiliane facendole passare da 14 a oltre 90 miliardi di barili trasformando il paese in una potenza petrolifera di prim’ordine, forse la quinta per riserve dopo Arabia Saudita, Iran, Iraq e Kuwait, e su livelli paragonabili a Emirati Arabi, Russia e Venezuela.
È una scoperta che appare così importante da cambiare completamente il futuro non solo energetico del paese, risvegliare appetiti e pericoli, ma soprattutto speranze. E così ieri, lunedì, il presidente Lula ha preso la parola aprendo le danze che dovrebbero portare in tempi brevi ad una legge che nelle intenzioni del governo attribuisca allo Stato il pieno controllo sul petrolio e ridistribuisca le enormi ricchezze in arrivo tra tutti gli stati del paese per far sì che il petrolio sia “una grazia di dio che migliori le condizioni di vita di tutti i brasiliani investendo il ricavato in tre assi fondamentali, educazione, scienza e tecnologia, oltre che nella lotta allo sradicamento della povertà”.
Ancora per il presidente “il petrolio può rappresentare una nuova rivoluzione industriale dove il Brasile non vuole esportare greggio ma convertirsi in una delle più importanti potenze petrolchimiche del pianeta”. Un’alba di un nuovo giorno per il Brasile per un presidente che getta il petrolio sul piatto della campagna elettorale per designare chi gli succederà. Lula vuol fare apparire chiaro che solo la continuità del governo del PT (partito dei lavoratori) che candida una donna, Dilma Rousseff, può garantire un effettivo progresso redistributivo contro i molti vampiri. Tra questi vi sono i governatori degli stati al largo dei quali il petrolio si trova, che non accettano di dividere le ricchezze e quelli che il presidente ha definito “gli adoratori del dio mercato”, terrorizzati dal fatto che il petrolio possa essere utilizzato in beneficio di tutti i brasiliani.

fonte www.gennarocarotenuto.it

24 agosto 2009

Corso di portoghese brasiliano a Bologna


A settembre partono due nuovi corsi di lingua e cultura brasiliana a Bologna: uno rivolto ai nuovi iscritti, uno di secondo livello per chi ha già frequentato il primo livello negli anni scorsi.
Il modulo è leggermente cambiato: solo 12 incontri (3 mesi). Probabilmente, se vi saranno richieste, a marzo proporremo un ulteriore corso principianti.
Fare clic sul volantino per ingrandirlo.